Yan Ciz

Yan Ciz

Finalista della seconda edizione del Concorso musicale Verdi Rap con la canzone Gli occhi di Jago

Prod. Benny

Testo di Gli occhi di Jago

Ritorniamo dall’armi illesi grazie all’uragano

A casa in patria è vittoria ciò che proclamo 

Ma all’orgoglio colpito vendetta giuravo

Cassio nuovo Luogotenente di grado

 

Odio il moro, Otello generale che l’ha nominato

Odio la sua lei, che mia moglie serve per altro 

(Illuso) l’amore di un gentiluomo veneziano

Il tessuto degradato, lo farò in modo intrigato 

Stasera beviamo Cassio, si festeggia 

Tu già ubriaco, Rodrigo ti sbeffeggia 

Fuori spada e gladio, chi meglio destreggia 

Un nobile d’alto rango si provoca ferita aperta 

Questa situazione fa clamore,

Ode anche Otello questo rumore 

In piazza Il moro deve fare un nome 

A Cassio vivente tolto il grado e l’onore 

 

Oh perfetto la tela si tesse, sei la mia preda 

Consiglio a Cassio che Desdemona per lui interceda 

Al generale insinuo il dubbio di una tresca 

E lei sosterrà la sua causa perché ingenua 

 

C’è posto per un solo nel nostro regno

Le sicurezze su di lei, cadono come foglie 

Tempo indietro donò un fazzoletto come pegno

A lei cade, Emilia lo recupera, io che lo raccoglie

 

Giuro al capo, stanotte udito parole di un innamorato

Cassio in sonno per lei perde il capo,

Finirà quando il generale si sarà vendicato

 Terzo atto

Alla sala del castello di Cipro, mentre si attende delle trireme lo sbarco 

Otello con Desdemona su consiglio del finto amico, le chiede di asciugare

Il suo fronte bagnato 

 

Oh che imbarazzo,

quand’ella si accorge di non avere

La stoffa che ora è Cassio a detenere 

Il personaggio,

la scaccia come a non volerne più sapere

 

Otello caro, non fatevi venire un’ulcera 

Se così è, vi proverò che vostra moglie è adultera 

Il mio ingegno in queste cose si supera 

Ogni dubbio la prossima scena mutilerà

 

Luogotenente mentre Otello ci osserva,

Tieni in mano il fazzoletto dico sta perla 

Ode il suo nome il moro, la sua bella 

Insinua dinanzi la sala di piangere a terra

 

L’equilibrio si spezza, richiamato a Venezia 

Preso da ansia e malore 

Fuori al Leon della città si inneggia

Constato con tono ironico, “chi è il leone”

 

Siamo al quarto atto, Emilia mi ha smascherato, dinanzi a tutti per l’inganno perorato 

Ora corro inseguito da un soldato

Ma è tardi, per fermare l’odio provocato

 

Desdemona muore soffocata dal cuscino e l’ira del suo sposo

Al grido di ingiustizia di Emilia 

La corte accorre in coro 

si toglie la vita 

Cade e suggella l’ultimo bacio “il moro”

 

Credits photo Matteo Mora