Hanuman

 

Hanuman

Finalista della prima edizione del Concorso musicale Verdi Rap con la canzone Musica saturnina

Testo di Musica saturnina

Ho scordato da tempo ciò che ero ormai lontano il ricordo, un mostro/

è lui che parla io sono solo il messaggero/ forse frutto di un bicchiere mezzo pieno, diventato strabordo/,

 

E in un secondo/, svuotato, vuoto ora abbondo di vodka/, “Goldvermont“/,

Sono Dumas junior il figlio, il moderno Alfredo Germont/, E mi confondo/, bevo triste e colmo di ricordi amari/ non basterà a calmarmi divorare quanti più poemi lettarari/. Composto da concetti concordi e contrari, troppo buono non combatti in un mondo di serpi/, quando ciò che provi viene calpestato da pregiudizi sociali/.

Zero sentimenti/, non ho mai ascoltato i tanti avvertimenti anche se ciò che mi scaldava il cuore e le tempie dolenti/, mi hanno reso un reietto dell’amore/, e l’ho cambiata/, da stronza materialista/, ad angelo bianco dall’anima agiata/, una viziata malata tipo affetta da Tisi con la mente annebbiata/, che non sapeva ad ogni sguardo il fuoco mio dentro ardente che bruciava/.

Mi aspettavi da sempre/, un anno intero ti guardai e dal pallore so che hai confuso passato futuro e presente/, ho dato colore ad una vita cupa e passiva/ che andava

lentamente alla deriva/, tu la scialuppa ed io la riva/, la salvezza di una donna che lentamente deperiva quindi/, amami perchè io t’amo/, in fondo/, so che dicendolo ti tolsi il sonno/, ed una rosa posta in mano timorosa/, all’alba del giorno nuovo/, ti disse cosa provassi in prosa.

 

Libiam nè dolci fremiti che non suscita più l’amore/, poichè quell’occhio al core/, morente, onnipotente muore e va/, Libiamo/, amore amor/, bruciamo fra i calici più tragici più caldi baci non avrà.

 

Questo è lo sfogo di dolore di un uomo e la sua disperazione/, e se dovessi spiegare la mia vita in 3 atti direi amore, odio e frustazione/, sento le gocce di sudore al pensiero del fervore/, che ti feci scoprire/ dentro al tuo cuore/, il tempo vissuto insieme/, m’immersi nudo e crudo nei tuoi occhi/ come un devoto peccatore/ un pescatore/, in un mare di sfumature dei tuoi occhi e il suo colore/, ed il tremore/, di un’overdose di droga/, che appanna in forma di donna/.

Ma tu sai bene/, che questa roba ha vita breve/, se fai passi di felicità troppo sonori c’è chi ci prende gusto nel farti cadere/, in quanto il fato è cieco ed il suo tocco è lieve/; incombe sempre sugli umili/, la gente mette zizzania per primi/, e ci rimettiamo noi che siamo gli ultimi/.

Pensa di poter fuggire con te/, dal sistema marcio perchè/, il tradizionalista squallido vende l’amore come merce di scambio/, ma tu eri la complice/, lasciando una lettera senza descrizione/, il cuore di ghiaccio/, il solito bonaccione/, che ad ogni ginocchio sbucciato poi ripetevo l’azione/;

la repressione e i pianti/, vorrei spaccarmi i timpani dell’anima per non sentire l’urlo angosciante di uno stupido che lacrima/, tu dissi “ amami Giuss, amami quant’io t’amo“/, la situazione non ti biasima/, non abboccai all’amo/, fanculo !/.

 

Libiam nè dolci fremiti che non suscita più l’amore/, poichè quell’occhio al core/, morente, onnipotente muore e va/, Libiamo/, amore amor/, bruciamo fra i calici più tragici più caldi baci non avrà.

 

Lo sbaglio madornale di sto uomo e la sua ira ripetuta/, è stato denigrare la mia amata come se fosse la peggio prostituta/, buttando soldi e sentimenti ai tuoi piedi/, senza alcuni chiarimenti/, mente poco astuta/, in mezzo a una bolgia di ipocriti moralisti e deprimenti/ che fanno a gara a chi nasconde meglio l’anima più venduta/.

Ma tu ti prego perdonami ancora/, ho pensato che il mio mondo fosse stato preso da un qualsiasi narciso/ il senso di colpa che affiora/ per un attimo ho pensato che i miei demoni ti avessero spaventato/, e mi addolora/, il tempo non guarisce e non consola/, manchi come manca l’intonazione a chi stona/, perchè poi ci sono alcune cose che ti volevo dire/, allora/, non curar della tua malattia/

deprime/, portarti via con me finchè il fiato me lo possa consentire, e viaggiare /senza mai vedere la fine/, e ascoltare la tua voce/ la melodia più bella che si possa sentire/.

L’amara constatazione del tempo che ti diede/ quell’attimo di vigore/, falso/, la preccupazione/, anche se per pochi istanti hai provato serenità nel tuo cuore/;

ma affogo nel tormento ogni mattina/, quella dopo è peggio di quella prima/, un fantasma/, e ad ogni azione che compio rivedo te come un’allucinazione turbante ma divina.

 

Credists photo Matteo Mora