D Lei

D Lei

Finalista della seconda edizione del Concorso musicale Verdi Rap con la canzone Sindrome

Prod. D Lei

Testo di Sindrome

Ei amore, non vedi quanto t’amo

che ho lasciato la mia terra quando hai detto ci sposiamo

dentro mari con la guerra sempre mano nella mano

papà diceva “lascia stare” non è italiano

 

Ma l’invidia di un uomo senza cuore né valore

come tanti cambiò la realtà a suo favore

mise in dubbio la mia fedeltà lui primo traditore

e in questa società non vince sempre chi ha ragione 

 

Può davvero un fazzoletto, donato come pegno

diventare la conferma del più perfido disegno

e più ci penso più vorrei, fosse solo un sogno

che spesso chi fa male ha solo fame di bisogno 

 

Guarda com’è strana a volte, la propria sorte

cercavo libertà, mi credevo donna forte

fra le braccia di chi amo fra le braccia della morte

ma la verità ora no, non può starsene in disparte 

 

Guardami negli occhi e poi dimmi cosa vedi

non avrò altre notti se ora non mi credi

Ti ho dato la mia vita ma ancora non ti fidi

questo non è amore sai se mi uccidi?

 

Ma dov’è Otello mentre vivo e non respiro

per colpa di un cuscino, uno stupido raggiro

ma davanti a sto destino il fiato si fa corto

Jago peggio di Caino, l’invidia e un altro morto

 

Per niente, per chi, per un fine mente

finemente tutto progettato sotto gli occhi della gente

finta, muta, ma con lingua di serpente

come, Giuda, con la faccia bivalente

 

E se davvero è il mio momento strigo forte sto vestito 

ma tu guarda l’anello d’oro che porto al dito

il suo nome é fede, matrimonio il rito

fermati Otello, sei tu mio marito

 

E immersa nel dolore canto ora sta canzone

prego il mio signore per questa dannazione

negli occhi ho il timore ma un coraggio da leone

che l’amore a volte ha più sbarre d’una prigione

 

Guardami negli occhi e poi dimmi cosa vedi

non avrò altre notti se ora non mi credi

Ti ho dato la mia vita ma ancora non ti fidi

questo non è amore sai se mi uccidi?

 

Un incrocio di destini in una sola storia

diverse le partite senza traccia di vittoria

che siamo sempre in troppe a dover pagare

ma la vita è nostra e nessuno la può rubare

 

Tutti pronti a criticare, a giudicare male

ma le voci della plebe portan pena capitale

e non è facile parlare di abusi e di violenza

con chi nulla vede, oltre all’apparenza

 

Tua, per sempre, ora brillo fra le stelle

nella notte ribelle si schiarisce la mia pelle

ed io sola che muoio per niente da innocente

le ultime parole che la vita mi consente

 

Le dedico a me stessa e chi si sente sola

a chi non ha più voce e a chi urla dalla gola

a chi si ritrova un po’ di tutto questo

l’amore è altro, scappa, fai presto…

 

Credits photo Matteo Mora